fermauscio

s. m. oggetto che impedisce a una porta di chiudersi o di sbattere.
1868 [GRADIT sec. XX]
- Carlo Dossi, Goccie d'inchiostro, si cita da Id., Opere, a cura di D. Isella, Milano, Adelphi, 1995, p. 304: "De' colossali fermausci, null'altro".
La parola è attestata nel raccontino Viaggio di nozze, pubblicato dapprima in "La Palestra Letteraria" (a. I, f. XIII, dicembre 1868, pp. 198-204), poi nell'appendice letteraria del giornale romano "La Riforma" (19-20 aprile 1879), confluito infine in Goccie d’inchiostro. La parola è registrata da Isella tra i lombardismi: franca-uss (cfr. D. Isella, La lingua e lo stile di Carlo Dossi, Milano-Napoli, Ricciardi, 1958, p. 29).
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Ludovica Maconi - UniUPO - 07/09/2017