imamita

s. m. e agg. esponente della setta sciita, diffusa soprattutto in Iran, in Siria e in Palestina, che riconosce dodici imam e non sette.
1838 [GRADIT 1917]
- Joseph von Hammer-Purgstall [trad. it. di Samuele Romanini, Origine, potenza e caduta degli Assassini: opera interessantissima attinta alle fonti orientali ed occidentali, prima traduzione italiana, Padova, Penada, 1838, p. 33: "e suo figlio Ismail che premorto al padre è per essi l'ultimo tra gl'imani, onde chiamansi Ismailiti, come Imamiti gli altri. Ismailiti ed imamiti separansi dunque soltanto al settimo imam, continuando gli ultimi (i dodici) la serie nel seguente modo [...]".
- Cesare CANTÙ, Storia universale, t. III, Torino, Pomba, 1850, p. 819: "Tra i Fatimiti del Cairo al-Hakem Bamrillah si alzò riformatore dell'islam, riconoscendo una serie d'imami diversa da quella degli Ismaelidi, donde venne il nome di Imamiti".
Cfr. G. Zarra, Retrodatazioni di islamismi, in "Studi linguistici italiani", vol. XLIII, fasc. II, 2017, pp. 257-266: il termine ha scarse attestazioni nell'archivio storico digitale del quotidiano "La Stampa"; due sono le fonti ottocentesche ricavabili da Google Libri. Le occorrenze della prima metà del Novecento sono esclusive della letteratura accademica. In questo articolo Zarra recupera letteratura odeporica ed erudita di Sette e Ottocento per documentare la circolazione di arabismi di ambito religioso che si sono poi maggiormente diffusi in anni più recenti.
---
Scheda di redazione - 07/09/2018